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di Membro VIP di Annunci69.it lecap
09.05.2026    |    5.225    |    9 9.9
"Essere lì, semi sdraiata in auto con le gambe sollevate, dischiuse e per giunta senza biancheria intima, la destabilizzava..."
Luigi e Marina si conoscevano da parecchi anni. Lui, dirigente di rilievo in una società multinazionale, era da tempo divorziato e pur non rimpiangendo quando aveva voluto sposarsi, non aveva più voluto vivere storie sentimentali importanti e stabili.
Aveva un'altezza poco superiore alla media, mascella volitiva, fisico tutto sommato asciutto, nonostante i suoi quasi cinquant'anni. Forte di un più che invidiabile stipendio, incrementato quasi due volte l'anno da sostanziosi premi di produzione, si poteva definire il classico scapolo d'oro.
Marina, ultra quarantenne, aveva acquisito con la maturità quella carica sensuale tipica delle donne adulte. Il suo seno era così florido che quando era estate, con gli abiti più scollati, era una calamita per gli sguardi maschili. I fianchi larghi per la maternità, risultavano comunque armoniosi sul suo corpo che variava tra una taglia 44 e una 46. Le gambe lunghe erano impreziosite dalle cosce quasi del tutto prive di cellulite e capillari tipici delle gravidanze.
Nonostante brillanti studi, non era riuscita a far decollare la propria carriera lavorativa. Colpa, prima di una maternità e dopo, quando ormai suo figlio era maggiorenne e indipendente, per aver dovuto assistere sua mamma, divenuta inferma con l'età.

Scopavano tra loro a volte. Altre, approfittando di essere lontani dalle loro residenze, frequentavano club privé o saune trasgressive.
Nessuno dei due voleva innamorarsi dell'altro e neppure fare coppia fissa. Essere indipendenti da chiunque era ciò che più, entrambi, avevano apprezzato dalla fine dei rispettivi matrimoni.

Le uniche volte in cui Luigi aveva dovuto insistere affinché Marina accettasse una sua proposta, era stata quando le aveva anticipato del denaro.
Una prima volta per chiudere un debito del suo ex marito per cui lei anni prima, aveva messo una firma di garanzia. L'altra, pochi mesi prima, quando aveva consegnato dei titoli d'investimento alla banca di Marina, come garanzia per l'acquisto della casa dove lei abitava e che il proprietario aveva messo in vendita.
“Continui a aiutarmi e francamente non so quando potrò renderti la somma che mi avevi imprestato, oltre ai titoli dati in garanzia e che potrò svincolare solo terminato il mutuo quindicinale”.
“Se non avessi avuto quei soldi prima e quei titoli dopo, non lo avrei fatto. Qual è il problema?” rispondeva quasi sempre.
“Voglio lo stesso disimpegnarmi in qualche modo. Diciamo, almeno, per pagarti gli interessi”
“Quali interessi? I titoli mi rendono ugualmente le cedole, anche se sono vincolati al tuo mutuo. Quanto alla somma che ti avevo dato un paio di anni fa, essendo ferma sul conto corrente, mi fruttava ben poco.”
“Ma fruttava” insistette lei.
“Vuol dire che qualche volta che puoi accompagnarmi da qualche parte, mi farai qualche sorpresa”
“Per esempio un regalo oppure...” lei non riuscì a terminare la frase perché Luigi la interruppe divertito e con uno sguardo ammiccante, ripeté il finale della frase:
“Oppure”
“Il finanziamento della banca dura 15 anni. Hai un gran bel pisello e scopi indubbiamente bene, ma ho paura a diventare la tua schiava sessuale per così tanto tempo. Senza contare che voi uomini, già endemicamente maiali, è facile superiate qualsiasi limite se vi si lascia libertà di azione”.
“Ora che mi ci fai riflettere, è un bel numero. Non troppo basso, ma neppure grandissimo.”
“Quale numero?” domandò lei, non seguendo il ragionamento.
“15, come la durata annuale del finanziamento. E 15 saranno le mie fantasie che vorrai soddisfare”.
“Vorrò? Dovrò, semmai” puntualizzò lei.
“Assolutamente no. Mi conosci ormai; una cosa la si fa, solo se entrambi d'accordo. Che tu accetti o meno una delle 15 fantasie, il mio aiuto economico rimarrà comunque sempre valido e in essere”
“Così sembra troppo facile”
“Dici? E' il contrario, casomai.”
“?!?”
“Riflettici. Se sei costretta a fare una cosa, sai che devi farla, punto e basta. Se è una cosa, sia pure spaventevole, ma che puoi rinunciare, ti costerà ancora più fatica compierla.”
Andarono avanti con queste schermaglie, ormai intrigati da cose future ma che, entrambi, ignoravano quali sarebbero state non essendo state pianificate e ancor di più, non ancora immaginate.

Si rividero come sempre saltuariamente. Anche per sesso, ma anche per semplici cene oppure una serata a teatro.
Quando arrivò un ponte festivo da prolungare aggiungendo il fine settimana successivo, con due giorni di ferie, Luigi le propose un piccolo viaggio.
“Dove vorresti andare?”
“Decidi tu la meta, io proporrò altro. E' ora che iniziamo a vivere il numero uno o due, oppure tre per avvicinarci al 15 prima che termini questo secondo millennio”
“Pensavo che la bislacca proposta che avevi formulato, fosse uno scherzo del momento, dato che non ne avevi più parlato”.
“Delusa?”
“Il termine più corretto è impaurita” rispose lei, sinceramente.
Luigi cambiò discorso e dopo qualche minuto si dettero appuntamento per il prossimo martedì, ultimo giorno lavorativo prima del ponte che li avrebbe portati alla domenica successiva.
Quando arrivò all'appuntamento, lui prese il suo borsone e il trolley collocandoli nel bagagliaio della sua automobile. Una volta entrati in autostrada, le propose un giro in Toscana.
“Dove esattamente? Qualche città d'arte? Oppure in Versilia o
in Val d'Orcia?”
“Francamente non lo so. Lasciamoci liberi di decidere quando saremo in zona.”
Avevano già oltrepassato Genova, quando si fermarono a un autogrill. Il tempo di un caffè veloce e un croissant assieme all'immancabile sosta alla toilette di Marina, come ogni donna che si rispetti quando viaggia in auto e risalirono in auto.
Subito prima di aprire la propria portiera, Luigi fece una cosa inspiegabile; aveva su un polpastrello una goccia di marmellata della brioche appena consumata.
Invece di pulirsi il dito con un fazzoletto di carta, lo passò sul vetro anteriore dell'auto sul lato passeggero. Solo dopo, approfittando di una fontanella nei pressi dell'auto parcheggiata, provvide a pulirsi la mano.
Allo sguardo interrogativo di Marina, lui rispose con un laconico, ma per nulla tranquillizzante:
“Mi è venuta un'ideuzza”.
Proseguirono il viaggio finché, giunti in Toscana, lui si fermò nuovamente in un'area di servizio. Appena spento il motore, invitò Marina ad andare alla toelette.
“Non mi scappa”.
“Ancora meglio allora. Puoi farlo qui”
“Cosa?”
“Togli collant e mutandine. Proviamo il numero uno dei 15” ordinò in modo garbato.
Marina rimase qualche attimo perplessa e quindi compì l'operazione richiesta, approfittando che non c'erano altre auto parcheggiate nelle vicinanze,.
Appena lei terminò l'operazione, rimise in moto e si fermò poco dopo alle pompe di rifornimento.
Dopo averle fatto indossare le cuffiette del telefono, compose il suo numero mentre usciva dall'auto.
“Mentre ordino il pieno, tu metti i piedi sul cruscotto come fai quando ti vuoi rilassare. Tieni le cosce socchiuse e descrivimi la scena sottovoce mentre mi allontano dall'auto.”
Mille pensieri l'assalirono. Era facile che chi fosse vicino all'auto, potesse vederle le cosce se non addirittura la fica. Di colpo indossò un paio di occhiali scuri e aprì una rivista che aveva in borsa. In questo modo, se qualcuno fosse passato a fianco, avrebbe pensato che, assorta nella lettura, non avesse considerato che con i piedi poggiati sul cruscotto, una generosa parte delle cosce sarebbero state esposte agli sguardi.
Dalle cuffie, ascoltò quello che Luigi stava dicendo al benzinaio.
“Il pieno per favore” e dopo una pausa:
“Le spiacerebbe pulirmi il vetro anteriore? Non so quale insetto abbia investito, ma c'è una macchia fastidiosa proprio davanti al volto di mia moglie. Intanto io approfitto per prendere un caffè al bar”
Dopo il rumore della pompa che erogava il carburante, Marina udì il cigolio dello sportello del serbatoio che veniva richiuso e subito dopo, nella sua visuale apparve un uomo con in mano l'occorrente per lavare il vetro.
Lei finse di leggere la rivista approfittando di avere gli occhi nascosti dalle lenti scure degli occhiali.
La voce di Luigi la raggiunse dagli auricolari:
“Sono trenta metri davanti a te. Pensi riesca a vedere qualcosa il solerte benzinaio?”
“Parte delle cosce esterne sicuramente si” mormorò lei cercando di muovere poco le labbra.
“Dischiudi le gambe”
“Ma... se faccio così... lui può...”
Non terminò la frase che Luigi la spronò:
“Appunto. Ho visto che fai finta di essere assorta nella lettura. Apri le gambe e mostrati”
“Mi vergogno”
“Lo immagino. Per questo sarà ancora più bello. Fidati di me”.
Poco convinta e in preda a una profonda vergogna, Marina dischiuse le cosce. Il benzinaio che già aveva sbirciato le sue gambe, a seguito di quel movimento, avvicinò di più il volto al vetro, fingendo di voler eliminare del tutto la macchia ormai secca di marmellata.
Nella gola e nel petto di Marina, una specie di turbine. Non aveva mai mostrato la propria intimità a sconosciuti, ovviamente escludendo chi era stato a letto con lei o, ovviamente, medici e ginecologi.
Essere lì, semi sdraiata in auto con le gambe sollevate, dischiuse e per giunta senza biancheria intima, la destabilizzava.
Almeno, così le parve in un primo momento perché quasi senza sapere perché, mormorò al suo amico più distante.
“Vedi?”
“Vedo che si sta accanendo sulla macchia. Speriamo non mi buchi il vetro a forza di strofinare. Sta guardando?”
“Si” dopo una pausa, si sorprese ad ascoltare la sua voce e a vedere le sue ginocchia:
“Sto allargando le cosce. Ora ho la patatina esposta e la può vedere senza sforzo”
“Cosa provi?”
“Vergogna....Vergogna e turbamento”
“Descrivimi meglio”
“Sembra si muova”
“La passerina?”
“Si. Quando inizio a eccitami, sento muovere dentro”
“Il benzinaio continua a guardare?”
“Fissa la fica, come se non ci fosse un domani” rispose tutto sommato compiaciuta.
Dopo poco, decise lei stessa di far terminare quella esibizione. Non perché in imbarazzo ma perché turbata da quello che le stava succedendo: la sua vulva stava iniziando a bagnarsi intensamente. Rimessasi composta, notò con sollievo che anche il benzinaio abbandonò la sua opera.
Ripartirono da lì a poco, chiacchierando di altro come se poco prima, nulla fosse successo.
Solo dopo aver doppiato Livorno e ormai fuori dall'autostrada, Marina tornò sull'argomento.
“Soddisfatto?”
“Di che?”
“Che ti abbia accontentato facendomi fissare l'intimità da uno sconosciuto”
“Non male come antipasto”
“ Non barare. Ho fatto ciò che mi hai chiesto. In più, per fortuna, siamo ripartiti; non vorrai tornare dal benzinaio” replicò Marina, per nulla tranquilla dalla risposta del suo amico.
Mauro la rassicurò. Quel suo primo capriccio era assolutamente terminato. Ma, appunto, solo quella specifica fantasia e cioè la prima delle quindici.
Marina non rispose. Non voleva rischiare che il suo amico la ritenesse impaziente o curiosa di conoscere quale altra diavoleria il maiale che stava guidando al suo fianco, si fosse inventato.

SECONDA PROVA
La mattina successiva, ....(se questo racconto piace, continuo)
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